Un Pensiero su Israele

Un pensiero su Israele

Io non so come voi la pensiate su ciò che sta succedendo, quali affiliazioni politiche abbiate, se vi basate sulla politica come metro di giudizio morale, o quali siano i vostri principi. Ma sento il bisogno di esporre la mia visione, perché stare zitta mi provoca un conflitto interno.

Quello che sta accadendo è spaventoso. Spaventoso sotto più punti di vista. Quello che sta succedendo è la rappresentazione pratica di ciò che significa la parola razzismo. Una razza superiore, una razza scelta da Dio, una razza che ha fatto un patto con questo Dio per far sì di ricevere un trattamento privilegiato, e un'altra inferiore, una razza che sporca il sangue, una razza che va eliminata, epurata. Una razza? O tutte le razze eccetto quella prescelta? Questo è da definire. E la ciliegina sulla torta? Questa stessa razza cosiddetta superiore è proprio quella che è stata ad un passo dall'epurazione essa stessa.

Se questa non è la dimostrazione che la vittima che non esce dal ruolo di vittima rimette in atto le dinamiche del proprio carnefice, non so cosa lo sia.

La questione è più complicata di così, ma questo è ciò che ci viene mostrato in questo momento attraverso i conflitti mondiali, che altro non sono che una dimostrazione esteriore dei nostri conflitti interiori. Ognuno di noi, sì. Quanto ancora vogliamo continuare a sentirci vittime? Quanto ancora siamo disposti a tenerci stretta questa parvenza di controllo sugli altri? Chi dobbiamo punire, chi vogliamo punire? Davvero vogliamo continuare ad infliggere lo stesso dolore che abbiamo subito ad altri?

In realtà, davvero vogliamo continuare a ferire noi stessi?

Ho visto video di un trend israeliano: scimmiottare la sofferenza dei palestinesi. Ho avuto modo, l'anno scorso, di vedere con i miei occhi come si comportano gli israeliani, partecipando ad un festival (proprio la stessa tipologia di festival che ha dato "inizio" a questo conflitto), dando loro il beneficio del dubbio, cercando di accoglierli in maniera neutrale, ma trovandomi a metà festival a dover riconoscere e accettare la focosa rabbia che ho provato nel vedere i loro comportamenti, ad ascoltare i loro discorsi.
Non vi nego, è facile provare repulsione per la loro mancanza di empatia, di umanità, per il privilegio che pretendono di avere ovunque mettano piede. È moooolto facile. Come è facile esultare vedendo che vengano ripagati con la loro stessa moneta. 

Eppure, non posso smettere di pensare all'unico palestinese che ho incontrato a quello stesso festival, circondato da almeno 3500 israeliani. Un Sole. Una persona piena di amore. Piena di amore abbastanza da poter vedere la bellezza di ciò che lo circonda, pur circondato di "nemici". Pieno di amore abbastanza da accogliere davvero quelle persone in maniera neutrale.

E allora mi ritrovo a pensare che gli israeliani sono persone. E sono persone che si comportano di merda, persone che si comportano da vittime pur essendo carnefici, che si sentono superiori per diritto divino, costantemente in credito verso il mondo, ma che sono davvero vittime in qualche modo, vittime di un sistema che li sta usando esattamente come sta usando noi.

Io non lo so chi sia il "nemico", ma penso che l'unico modo sia amarlo. Perché credo fermamente che amarsi davvero sia amare tutte le proprie parti, compresa quelle orribili, compresa l'Ombra. Amare, perché altrimenti continuiamo a ripetere lo stesso schema all'infinito. 
Non mi ritengo cristiana, ma sono nata in un paese cristiano. Siamo un paese CRISTIANO? E allora incarniamolo davvero, il messaggio di Cristo. Cristo Sole, Cristo Leone, il Salvatore che porta l'Amore, e cos'è l'Amore se non l'unità, la verità, il ricongiungimento, e nel ricongiungimento la gioia. La gioia dell'unità nella diversità. 

Porgere l'altra guancia non significa farsi schiacciare. Significa proprio smettere di fare la Vittima. Significa battersi per il proprio ideale di un mondo in cui tutti siano accettati per ciò che sono. Che sarà anche utopia, ma è la Stella che guida il nostro cammino. L'alternativa è l'odio, la distruzione, la morte. A noi la scelta.

 

Irene

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