Narcisismo e Integrazione

Narcisismo e Integrazione

La parola narcisismo è diventata di moda negli ultimi anni e molti di noi la usano apparentemente a sproposito, diagnosticando questa o quella persona con quello che la psicologia definisce un disturbo di personalità, una "malattia mentale" a tutti gli effetti.

Dico apparentemente perché, per quanto il narcisismo conclamato sia decisamente meno frequente rispetto alla quantità di persone a cui affibbiamo questa etichetta, la realtà è che vari livelli di narcisismo appartengono a tutti noi in virtù del fatto che viviamo in una società che opera in maniera essenzialmente narcisistica. Dunque spendo due parole per definire cosa intendo con narcisismo, non sono una psicologa e ci tengo a dire che queste sono mie opinioni basate su ciò che ho visto e letto: si tratta di uno stato di separazione tra sé stessi e il resto del mondo.

Per aiutarci a capire come si forma questa separazione, partiamo dall'infanzia. Quando il bambino nasce non ha ancora la capacità di distinguere tra sé stesso e il resto del mondo, la sua è una realtà in cui è tutto ciò che esiste, in cui non esistono confini. È in uno stato di unione con il tutto. Gradualmente impara a riconoscere altri elementi nella sua realtà come esterni a lui, la madre, il padre, il resto del mondo, ma gli echi di quello stato di unione non sono ancora estinti del tutto. Ad esempio, se i genitori litigano o se accade qualcosa di negativo il bambino non potrà fare a meno di introiettare che la colpa sia sua o che ne sia responsabile in qualche modo, perché la sua separazione dal mondo non è completa. In questo senso, ogni bambino è narcisista, vive in una bolla in cui è il centro del mondo, ma è una bolla inclusiva anziché esclusiva.

Se questo processo non si evolve in maniera organica, se il bambino durante questo processo di separazione non viene protetto, il processo si inceppa e la personalità si forma intorno a questa concezione, che viene distorta e rimane bloccata nell'inconscio, incapace di essere propriamente elaborata e maturata, formando una bolla in cui continua ad essere il centro del mondo, soltanto che adesso in quel mondo esiste soltanto lui stesso.

Se un bambino cresce in un ambiente in cui non si sente protetto, in cui i suoi bisogni, soprattutto emotivi, non sono soddisfatti, se il modello di adulto che ha intorno a sé è un adulto che a sua volta vive in una bolla in cui tutto ciò che conta è soltanto lui stesso, e che dunque non è in grado di sopperire ai suoi bisogni, il bambino non potrà far altro che imparare che la maniera di vivere è soddisfare i propri bisogni da solo, a qualunque costo. Sostanzialmente, comincia a vivere in uno stato di scarsità interiore, internalizza il fatto che ciò che è altro da lui non contribuirà spontaneamente alla sua sopravvivenza ed evoluzione, e perciò inizierà ad esigere con la forza ciò che gli è necessario per vivere. 

Da adulto, questo si tradurrà nell'egoismo, nella manipolazione e nello sfruttamento dell'altro che sono tipici del narcisismo. Alla base di tutto però, rimane quel bambino ferito, impaurito e insicuro della propria capacità di sopperire ai propri bisogni. Rimane come un buco dentro che dovrà sempre riempire con qualcosa che viene da fuori, finendo per distruggere non solo ciò che è fuori di lui, ma perfino sé stesso.

Un bambino che invece riceve la sufficiente soddisfazione dei propri bisogni, sempre in virtù del fatto che interno ed esterno non sono ancora del tutto separati, internalizza il fatto che l'esterno sopperirà ai suoi bisogni, e da grande sarà in grado di attingere ad un'inesauribile risorsa interiore per soddisfare questi bisogni, di riconoscersi come parte integrante del tutto e per questo lo rispetterà, perché comprenderà che il suo benessere è il benessere dell'altro.

Adesso, a prescindere dal caso individuale, come specie ci comportiamo verso l'esterno in maniera completamente narcisistica. Ci vediamo separati dal resto, per un lungo periodo siamo stati convinti di essere il centro dell'universo, che l'intera creazione fosse stata creata soltanto a nostro uso e consumo e che dunque ne potessimo fare ciò che vogliamo senza conseguenze. Viviamo collettivamente nella nostra bolla narcisistica, in una mentalità di scarsità che ci fa dire "questo è mio e non è tuo". Abbiamo perso la capacità di percepirci come parte integrante del tutto, come parte della natura.

Dal mio punto di vista il pianeta è un essere vivente, e come essere vivente ha un sistema immunitario. Noi ci stiamo effettivamente comportando come un virus che invade ogni cellula e la sfrutta per propri scopi, a danno del sistema nel suo complesso. Ci stiamo comportando da parassiti. Perciò se non iniziamo a vederci come parte del sistema e non cominciamo a creare una simbiosi con il resto del sistema, come fanno le api con le piante ad esempio, il "sistema immunitario" prima o poi si libererà di noi.

Come possiamo fare per invertire la rotta? Risulterò banale, ma è attraverso l'amore. L'amore è uno stato di unione. Significa rendere l'altro parte di sé, abbattere i confini tra noi e l'altro. Oltre a includere in noi stessi il resto e vederci parte della natura, a provare empatia per gli animali, le piante, e perfino gli oggetti inanimati, ancor prima è necessario rivolgere questo sguardo d'amore dentro di noi e riappropriarci di tutte quelle parti di noi stessi che abbiamo rifiutato, relegandole nell'inconscio, nell'ombra. Quelle parti di noi che abbiamo reso "altre".

Perciò quando vedi qualcosa o qualcuno che disprezzi, chiediti dentro di te quale parte chiede di essere vista. Quale parte di te viene richiamata da quel disprezzo. Riesci a portare amore in quegli antri oscuri? Perché credimi, ne va della nostra sopravvivenza.

 

Irene

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